In Italia, 3 milioni di persone soffrono di acufene, quel fastidioso ronzio continuo o fischio nelle orecchie, che si avverte anche quando non c’è nessuna fonte che produce il rumore. Nel mondo, ne soffre circa il 20% della popolazione e nel 97% dei casi è associata ad un difetto dell’apparato uditivo. È un disturbo dell’udito che influenza negativamente la qualità della vita di chi lo percepisce. Rende infatti difficile concentrarsi, studiare, lavorare, conversare e persino dormire.
Attualmente, le cure più efficaci sono quelle che mirano a ridurre la percezione dell’acufene e lo stress ad esso correlato. Esse si basano su interventi di psicoeducazione o di stimolazione acustica come il mascheramento con suoni dolci e rilassanti.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Ear and Hearing, una delle terapie più efficaci è la terapia cognitiva. Questo trattamento aiuta non ad alleviare il fastidio, ma insegna ad ignorare il suono dell’acufene.
Psicoterapia e acufene
La psicoterapia è considerata un valido aiuto poiché può portare ad una maggiore consapevolezza nel paziente, permettendogli di convivere in maniera più serena con questo fastidioso ronzio. La terapia comportamentale può apportare un grande beneficio soprattutto ai pazienti con acufene cronico.
Fino a qualche anno fa, gli studi che confermavano l’efficacia della psicoterapia sull’acufene erano in pochi, ma la nuova ricerca approfondisce meglio il tema utilizzando un numero più ampio di pazienti con acufene cronico.
Lo studio
I ricercatori dell’Università inglese di Bath hanno selezionato 182 pazienti con acufene in una clinica specializzata. I volontari, per otto settimane, hanno completato un programma di terapia cognitiva basata sulla consapevolezza. Le misure relative al disagio psicologico correlato all’acufene sono state annotate prima dell’intervento, dopo l’intervento e dopo un follow-up di sei settimane. Dopo l’intervento, sono stati rilevati miglioramenti nel 50% dei casi. I cambiamenti sono stati definiti ‘significativi’ e associati in particolare ad aumenti nell’accettazione dell’acufene e nella consapevolezza.
L’approccio corretto alla terapia
L’approccio a questa terapia è suddiviso in varie fasi. La prima aiuta a chiarire la natura dell’acufene, mediante una visita. Se necessario, si passa all’esecuzione di esami audiologici e radiologici per escludere cause organiche. Successivamente, si passa alle terapie cognitivo-comportamentali che, associate a tecniche di mindfulness, possono influenzare positivamente il modo in cui il paziente gestisce la propria condizione. In questo modo lo si aiuta ad accettare il disturbo e si allevia lo stress da essi derivato. Si stima che l’intensità del disturbo si riduce in circa il 50% dei casi.