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Effetto cocktail party: di cosa si tratta?

By 20 Maggio 2021 Giugno 1st, 2021 No Comments
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Hai presente quando riesci a sentire qualcuno che pronuncia il tuo nome nonostante tu sia impegnato nel bel mezzo di un’altra conversazione mentre intorno a te c’è il caos tipico di una festa affollata di persone? Gli esperti lo chiamano effetto cocktail party: si tratta di un’involontaria capacità di udito selettivo che ci consente di riconoscere la voce del nostro interlocutore nonostante le avverse condizioni d’ascolto. 

Questa capacità non si attiva soltanto quando sentiamo pronunciare il nostro nome, ma è una reazione spontanea a qualsiasi tipo di input sonoro in grado di catturare la nostra attenzione. Per esempio, è molto comune che mentre stiamo parlando con qualcuno veniamo improvvisamente distratti da un’altra conversazione tra persone poco distanti da noi. Magari perché sentiamo accidentalmente che l’argomento di discussione ci sta particolarmente a cuore. O, semplicemente, riteniamo quella conversazione più interessante della nostra. 

Insomma, la capacità di restare in contatto con alcune informazioni provenienti dall’ambiente circostante in maniera inconsapevole è un’attitudine quasi naturale che interessa udito e cervello. E, nel corso degli anni, sono stati realizzati diversi studi per comprendere al meglio questo fenomeno.

 

Alcuni studi sull’effetto cocktail party

Una delle principali ricerche porta la firma di Cherry, lo scienziato inglese che coniò l’appellativo di effetto cocktail party durante gli anni ‘50. Lo studioso, infatti, chiese ad un gruppo di volontari di indossare cuffie che emettevano contemporaneamente messaggi differenti. Cherry raccomandò ai partecipanti di concentrarsi soltanto su quello che ascoltavano da una cuffia, ignorando i messaggi provenienti dall’altra. Questa richiesta permise allo scienziato di analizzare le dinamiche di ascolto e di apprendimento dei volontari, notando che riuscivano a ripetere correttamente soltanto ciò che avevano ascoltato dalla cuffia a cui avevano prestato attenzione. Al contrario, non riuscivano a ricordare le informazioni captate dall’altro orecchio. 

Successivamente, questo esperimento è stato replicato più volte da svariati ricercatori portando ad esiti che evidenziarono ulteriori sfumature, in particolare una: la tendenza dei partecipanti a spostare l’attenzione da un orecchio all’altro senza rendersene conto. 

 

Il ruolo dell’udito

L’orecchio riesce a filtrare gli input sonori, bloccando la ricezione dei suoni indesiderati, grazie all’azione di una membrana situata nella parte interna dell’orecchio: la membrana tettoriale. Secondo uno studio pubblicato sul Biophysical Journal e condotto da un team di ricercatori del MIT di Boston (Massachussets Institute of Techology), in collaborazione con l’Università del Sussex, la membrana tettoriale adoperera questa opera di selezione in maniera del tutto involontaria. 

Gli studiosi, infatti, hanno osservato che la membrana reagisce diversamente in base alla frequenza del suono. E quando l’input sonoro arriva tra i mille e i diecimila hertz, quindi diventa rumore, la membrana protegge l’udito bloccando il suono. Viceversa, essendo le frequenze del parlato più basse, la membrana consente l’udito selettivo.

Tuttavia, questi risultati dovranno essere confermati attraverso ulteriori sperimentazioni per comprendere meglio le dinamiche e le variabili che determinano l’effetto cocktail party: avere una panoramica più dettagliata sull’ascolto selettivo consentirebbe di spianare la strada a nuovi potenziali dispositivi tecnologici in grado di garantire un riconoscimento vocale ancora più preciso in tutte le sue sfumature. 

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