Ipoacusia

Lettori musicali e perdita di udito

By 30 Settembre 2021 No Comments
ragazze cuffie ascoltare musica

Secondo le proiezioni dell’OMS, entro il 2050 ci saranno circa 2,5 miliardi di persone con problemi di udito. Una persona su quattro. Soltanto in Italia, il numero di soggetti con ipoacusia è destinato ad aumentare dai 7 milioni attuali fino ad 11 milioni. 

Insomma, pare che in futuro saremo tutti quanti un po’ più sordi. Ma perché? 

A detta degli esperti, ci sarebbero diverse concause. Innanzitutto, alcune abitudini avverse alla salute uditiva e particolarmente diffuse tra i giovani, soprattutto cattiva alimentazione, sedentarietà e abuso di alcolici. Senza dimenticare l’inquinamento acustico e l’esposizione prolungata a rumori e musica ad alto volume.

A questo proposito, le istituzioni sanitarie hanno più volte lanciato l’allarme sulle ripercussioni a lungo termine derivanti dall’utilizzo di cuffie e auricolari

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, qualche anno fa, ha stimato che circa 1 miliardo di giovani in tutto il mondo è a rischio di perdita uditiva a causa di pratiche di ascolto non sicure, complice la massificazione dei dispositivi personali per sentire la musica (gli smartphone su tutti).  

Un team di ricercatori provenienti dal Norwegian Institute of Public Health ha provato ad approfondire la questione adottando un approccio accademico. Gli studiosi, infatti, hanno cercato di individuare l’eventuale associazione tra utilizzo di lettori musicali e alterazioni della soglia uditiva nel medio-lungo periodo. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica SAGE Journals.

 

Udito e utilizzo dei lettori musicali: gli esiti dello studio

Gli autori hanno osservato i dati di oltre 12 mila partecipanti con età media di 43 anni. Dopo aver preso in considerazione tutte le variabili (età, sesso, soglia uditiva di base, istruzione, esposizione al rumore ecc.), i ricercatori hanno elaborato alcune conclusioni.

Innanzitutto, come facilmente prevedibile, l’uso di lettori musicali è aumentato dall’8% nel 1998 al 30% nel 2018, complice ovviamente il progresso tecnologico. Premesso questo, gli autori non hanno riscontrato alcuna associazione significativa tra il loro utilizzo negli anni, la durata (calcolata in ore alla settimana) ed un incremento della soglia uditiva.

In altre parole, non sono state osservate alterazioni della soglia uditiva particolarmente significative tra i partecipanti che utilizzavano quotidianamente i lettori musicali e chi non li utilizzava. Le capacità uditive sono restate pressoché sovrapponibili tra i due gruppi.

Un risultato diverso, invece, è emerso per quanto riguarda il volume: chi aveva la tendenza a sentire con un audio più alto aveva una soglia uditiva più elevata. Quindi, lungo un arco temporale di 20 anni, gli utenti che avevano l’abitudine a sentire la musica ad alto volume hanno progressivamente sviluppato una perdita uditiva

I suoni provenienti da auricolari o cuffie sono molto probabilmente dannosi quanto il rumore professionale emesso allo stesso livello sonoro”, hanno osservato gli autori. Tuttavia, trattandosi di uno studio osservazionale “si deve essere cauti nel valutare la scoperta come strettamente causale”, precisano i ricercatori. 

In definitiva, per salvaguardare il benessere del proprio udito non è necessario rinunciare ad ascoltare musica dai propri lettori musicali. Il consiglio è quello di seguire la famosa regola 60/60, ovvero di non superare i 60 minuti consecutivi d’ascolto e di non aumentare il volume oltre il 60% dell’audio massimo.

 

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